Il 1 agosto scorso, nel deposito del 51 esimo Stormo di Istrana a Padernello di Paese (TV), 30 mila litri di carburante per aerei militari sono fuoriusciti, riversandosi nella falda acquifera, ma la notizia è trapelata solo in questi giorni. L’eurodeputato Andrea Zanoni ha affermato: «Il ritardo nella comunicazione è un fatto molto grave. Siamo di fronte ad un disastro ambientale che non può essere minimizzato. Invito la Magistratura ad indagare per accertare eventuali responsabilità penali perché deve essere rispettato il principio europeo di “chi inquina paga”, altrimenti a pagare saranno, come al solito, i cittadini».

 

 Il 1 agosto scorso, nel deposito del 51esimo Stormo di Istrana a Padernello di Paese (TV), a due passi dalla discarica Tiretta, 30 mila litri di carburante per aerei militari sono fuoriusciti, riversandosi e contaminando la falda acquifera più superficiale a 27 metri di profondità. La notizia del grave sversamento è stata comunicata ai Sindaci di Istrana (TV), Quinto di Treviso e Paese solo all’inizio di questa settimana.

 

 Lo sversamento sarebbe causato da un buco coperto da ruggine sul fondo di uno dei serbatoi di stoccaggio nel sito dell’Aeronautica a Padernello, di recente controllato e certificato due volte dai tecnici di una ditta specializzata. L’allarme è scattato con la scoperta della mancanza di carburante. Le cinque cisterne di cui fa parte il serbatoio con il foro sono state svuotate, l’area circostante sarebbe stata scavata e isolata.

 

 L’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha affermato: «Se le cisterne fossero state a norma, secondo le leggi vigenti, avrebbero avuto la doppia camera di contenimento come accade per tutti i distributori di benzina e si sarebbe evitato un  disastro di tale portata, perché il combustibile sarebbe stato trattenuto. È ora di farla finita con le troppe deroghe ambientali di cui godono gli insediamenti militari: aeroporti come quello di Padernello andrebbero chiusi perché non hanno più motivo di esistere e rappresentano solo fonti di inquinamento dell’aria, oltre che acustico e adesso pure della falda acquifera. L’Unione europea si è prefissa importanti obiettivi per risanare le acque di tutta Europa ma se noi continuiamo così, minimizzando in modo che oserei dire scandaloso eventi gravissimi come questo, ci allontaneremo sempre più dagli standard comunitari. Da agosto, solo ora, le autorità sono state avvisate: è un fatto molto grave. I vertici dell’Aeronautica devono subito attuare tutte le vie legali possibili per chiedere all’azienda responsabile della certificazione e manutenzione il risarcimento dei danni».

 

Dalle analisi del terreno e dell’acqua in falda, a una profondità di circa 27 metri, è emersa la presenza di idrocarburi. Parte del carburante fuoriuscito sarebbe stata assorbita dal terreno e un’altra è finita in falda. Il combustibile incriminato, il JP8, è un idrocarburo, ovvero una sostanza leggera, che penetra nella falda che poi si sposta alla velocità di circa 3 metri al giorno verso il comune di Quinto di Treviso.

 

 Per il momento non sono state emesse ordinanze cautelative da parte dei Comuni interessati, che hanno sottolineato che “le poche case vicine sono servite da acquedotto e in quella zona, che ricade sotto Paese, c’è già il divieto di utilizzo dell’acqua di falda per irrigare”. La situazione dell’area interessata dalla fuoriuscita, come hanno affermato i Sindaci nel vertice di mercoledì 9 ottobre, è già compromessa da cave e discariche, tra cui Tiretta e Geo Nova e le abitazioni si trovano a circa 500 metri dal deposito. Nel prossimo mese sarà elaborato il piano di caratterizzazione dell’area da presentare alla Conferenza dei Servizi.

 

«Trovo da irresponsabili minimizzare l’episodio, rallegrandosi del fatto che la falda è già inquinata - ha concluso Zanoni - Con trentamila litri di combustibile si possono inquinare decine e decine di milioni di litri di acqua e con il tempo l’inquinamento può raggiungere le falde più profonde dalle quali viene emunta l’acqua che arriva ai nostri rubinetti. È pericolosamente riduttivo liquidare tutto affermando che la falda acquifera è già contaminata dalla discarica Tiretta, la cui messa in sicurezza ha richiesto fino ad oggi oltre sette milioni di euro di fondi regionali, ovvero di soldi dei cittadini. Cosa dire poi del Comune di Quinto, danneggiato dall’inquinamento della Tiretta, che si è visto arrivare da Padernello via falda acquifera il bromacile che ha inquinato decine e decine di pozzi e che ora riceverà anche gli idrocarburi? Queste sostanze che hanno raggiunto la prima falda, con il tempo, anche tra dieci anni, potranno arrivare anche negli strati più profondi, mettendo a rischio anche i pozzi del Consorzio Vesta, ubicati a sud di Quinto con gravissime conseguenze. Va subito calcolato il danno, la quantità di combustibile sversata e tracciata la direzione dell’inquinamento. Il conto da pagare a danno dell’ambiente e dei cittadini arriverà, magari tra dieci o vent’anni, ma purtroppo arriverà. Invito la Magistratura ad indagare per accertare le responsabilità penali perché deve essere rispettato il principio europeo di “chi inquina paga”. Nel caso contrario il responsabile resterà anonimo e chi pagherà, come nel caso della Tiretta, saranno i cittadini. Ora valuterò tempi e modi per denunciare l’episodio al Commissario Ue Janez Potočnik ».

 

BACKGROUND

 

Il 17 novembre 2011, Zanoni aveva presentato un’interrogazione alla Commissione europea per denunciare la situazione di inquinamento delle falde acquifere nel Veneto. Il 16 gennaio 2012, il Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik aveva risposto che la Commissione stava “valutando i contenuti dei piani di gestione dei bacini idrografici elaborati a norma della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE” sulla cui base avrebbe pubblicato nel corso del 2012 “una relazione sull’attuazione della direttiva, che entrerà a far parte del piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee”.

 

 Il 17 aprile 2013, l’europarlamentare ha presentato una seconda interrogazione alla Commissione europea per chiedere all’Ue di indagare sull’origine e sulle responsabilità delle autorità dell’inquinamento da mercurio delle falde sotterranee nei comuni di Treviso, Casier, Preganziol e Quinto di Treviso. Il 13 giugno 2013, il Commissario Ue Janez Potočnik ha risposto che la Commissione non possiede autorità per poter valutare la sufficienza o meno della somma stabilita per i finanziamenti e che non è stato possibile stabilire le cause dell’inquinamento a causa della complessa situazione idrogeologica della zona e dell’alta densità delle attività umane, ma riconosce la necessità di ulteriori stanziamenti per risolvere la questione.

 

 

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