Cimadolmo - Zanoni/Bonotto: “La ex scuola media di Cimadolmo non poteva essere demolita. La Regione diffida il comune che ora rischia di perdere oltre un milione di finanziamento pubblico e scrive alla Procura della Repubblica in merito a rifiuti di amianto spariti”

 

La vecchia scuola media di Cimadolmo di via Roma, conosciuta anche come l’ex Casa del Fascio, non poteva essere abbattuta così come invece è avvenuto lo scorso ottobre per decisione dell’amministrazione Ministeri.

A sancire che l’abbattimento non poteva essere effettuato è la stessa Regione Veneto - interpellata in merito dal consigliere regionale Andrea Zanoni, vice presidente della Commissione Ambiente del PD e dalla consigliera comunale Germana Bonotto di “Cimadolmo Cambia” - la quale in data 29 dicembre 2016 sulla questione ha addirittura diffidato il Comune di Cimadolmo in riferimento all’articolo 12 della convenzione Comune/Regione relativo a irregolarità dell’opera e sospensione del finanziamento.

Il problema nasce dal fatto che il Piano Regolatore Comunale di Cimadolmo, attualmente in vigore, per il suddetto edificio prevede un “grado di tutela quattro” che consentiva solo di ristrutturare il fabbricato ma mai in nessun modo e per nessuna ragione di abbatterlo.

Zanoni e Bonotto in merito alla vicenda dichiarano: “Ci chiediamo come il Sindaco Ministeri possa, a demolizione avvenuta, provvedere ad ottemperare alla diffida della Regione Veneto. Non possiamo far altro che consigliargli di dotarsi di un buon avvocato possibilmente con parcella non a carico dei suoi cittadini. Ci chiediamo, inoltre, se tra le conseguenze di questo pasticcio ci sarà addirittura il rischio della perdita del finanziamento pubblico e magari, ciliegina sulla torta, pure un eventuale danno erariale.

La proposta di deliberazione che il sindaco vuole portare nel Consiglio comunale, indetto addirittura in via straordinaria per il prossimo giovedì 2 marzo, sull’articolo del PRG attinente all’oggetto della contestazione regionale, è a dir poco bizzarra perché tenta, arrampicandosi inutilmente sugli specchi, di sanare a posteriori una situazione insanabile dato che la frittata è già stata fatta abbattendo illegittimamente un edificio storico che si poteva solo restaurare.

Con questa delibera Ministeri da una parte pare voglia scaricare le sue gravi responsabilità di sindaco sull’intero consiglio comunale e in particolare sui suoi consiglieri di maggioranza e dall’altra riparare all’irreparabile; peccato che a nulla serva chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.

Chissà se il sindaco nell’occasione del consiglio comunale straordinario renderà pubblico ai cittadini di Cimadolmo che fine ha fatto l’amianto (lastre di eternit, vasche di accumulo e condotte) presente nella scuola demolita così come risulterebbe sia da una delibera di Giunta del febbraio 2015 che dalla relazione del progetto.

Ci poniamo l’interrogativo sulla “scomparsa” dell’amianto anche perché oggetto di una interrogazione della consigliera Bonotto del gennaio di quest’anno alla quale inspiegabilmente da parte dell’amministrazione Ministeri non è mai stata data risposta, ciò nonostante siano trascorsi i 15 giorni di tempo previsti dal regolamento consigliare.

Anche sulla destinazione dell’amianto è intervenuta la Regione Veneto che, in data 23 febbraio scorso, ha scritto al sindaco di Cimadolmo chiedendo spiegazioni entro e non oltre dieci giorni, ed inoltre per fare luce in merito ad una caldaia misteriosamente scomparsa e poi ricomparsa, informando contestualmente perfino la Procura della Repubblica di Treviso.

Ci auguriamo infine che il sindaco di Cimadolmo chiarisca presto e in modo cristallino l’intera vicenda così che finalmente ci sia chiarezza e trasparenza su fatti che riguardano tutti i cittadini di Cimadolmo, una comunità che non merita di fare certe figuracce e di correre il rischio di veder nascere possibili contenziosi che potrebbero gravare sulle tasche della cittadinanza stessa.”