Venezia, 19 maggio 2017 - Il numero di specie di uccelli a rischio estinzione è in forte aumento e lo studio che verrà presentato domani a Parma ne dà piena conferma: sono ben 66 quelle classificate come Spec1, ovvero in declino in Europa e minacciati a livello globale. Mi auguro che questo report sia utile alle istituzioni, nazionali e locali, per agire di conseguenza”. Queste le parole del consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni alla vigilia dell’Assemblea nazionale della Lipu al cui interno sarà illustrata la terza edizione di Birds in Europe, a cura di BirdLife International, a distanza di 13 anni dallo studio precedente.

Un appuntamento importante, che può rappresentare un’occasione concreta per rilanciare i programmi di conservazione degli uccelli selvatici e della biodiversità del continente, a cominciare dalla migliore applicazione delle direttive Natura, anche perché i primi dati mostrano una situazione in continuo peggioramento. È infatti emerso che ben cinque specie ancora cacciabili a livello nazionale  Coturnice, il Moriglione, la Pavoncella, la Tortora selvatica e il Tordo sassello rientrino ormai nella classe Spec1, minacciate quindi a livello mondiale, mentre non lo erano nella precedente rilevazione. Un peggioramento dovuto a molteplici fattori, come la distruzione dell’habitat e il cambiamento climatico, che tende a far anticipare l’arrivo degli uccelli migratori e ritardare invece la presenza di insetti-preda, che sono il loro cibo”, commenta ancora Zanoni, che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione in Regione, sottoscritta anche dalle consigliere Cristina Guarda (AMP) e Patrizia Bartelle (Movimento 5 Stelle) chiedendo di eliminarle dal calendario venatorio che dovrà essere approvato entro il 15 giugno.

Il Veneto detiene con la Lombardia il record negativo dell’autorizzazione alla caccia di specie in stato di conservazione sfavorevole, ben 18 e negli ultimi anni si è distinto per provvedimenti sempre a favore di una minoranza ristretta del mondo venatorio, quella più estremista. Per risolvere la questione alla radice servirebbe quindi un intervento a livello statale. Mi auguro che il Governo predisponga un decreto che le elimini dalla lista delle specie cacciabili, quelle previste dall’articolo 18 della Legge nazionale, la 157 del 1992. Credo che sia indispensabile trovare un equilibrio tra la necessità di conservazione della natura e l’attività venatoria”.