L'Ucraina ha sottoscritto recentemente la Convenzione europea sulla protezione degli animali da compagnia. Bene, adesso ne rispetti i principi e fermi per sempre le uccisioni di cani e gatti randagi nel Paese. Nonostante i proclami delle autorità locali che hanno assicurato nei mesi scorsi di aver fatto il possibile per fermare le uccisioni, i volontari continuano a raccogliere dalla strada o dai cassonetti carcasse di poveri animali morti. E' arrivato il momento di dire basta!
La Commissione europea ha risposto alla mia interrogazione parlamentare con la quale ho denunciato la folle mattanza di randagi in corso da mesi nelle cinque città che ospiteranno le partite dei campionati di calcio Euro 2012. Il Commissario Ue competente per il benessere degli animali John Dalli, mi ha fatto sapere che “in una lettera del 1 febbraio 2012 inviata alle autorità ucraine, il capo della delegazione Ue in Ucraina ha espresso sollecitudine per il trattamento dei cani randagi e ha chiesto informazioni sulle misure adottate dal governo per affrontare tale questione”. Questo perché, appunto, nonostante tutte le rassicurazioni formali, centinaia di randagi venivano ancora ammazzati a fucilate, bastonate o avvelenati senza pietà. E tutto questo, lo ricordo ancora una volta, con l'assurda scusa di “ripulire” le strade delle città in vista degli Europei di calcio, un business che secondo Kiev viene prima di tutto.

La Commissione europea mi ha confermato che fortunatamente l'Ue non cofinanzia il campionato europeo di calcio 2012 organizzato dall'UEFA ma che ha fornito solo un limitato sostegno tecnico avente essenzialmente lo scopo di ridurre al minimo i rischi per la salute e la sicurezza legati all'evento. Una notizia che non diminuisce la tragedia ucraina ma che almeno non ha visto i soldi dei contribuenti europei finire a pagare le pallottole dei fucili e dei bocconi avvelenati.

La buona notizia, confermata dalla Commissione, è proprio la recente ratifica da parte dell'Ucraina della Convenzione europea sulla protezione degli animali da compagnia, un'iniziativa gestita dal Consiglio d'Europa. Un passo nella giusta direzione che mi auguro non si trasformi in un manifesto delle buone intenzioni. La Convenzione a proposito è chiara: “Nessuno causerà inutilmente dolori, sofferenze o angosce ad un animale da compagnia” si legge nero su bianco. Adesso bisogna passare dalle parole ai fatti. Firmare una Convenzione non basta. Ogni politico che si rispetti deve mantenere le parole prese, e non è la prima volta che le autorità di Kiev promettono un'azione tempestiva a riguardo. D'altronde io sto ancora aspettando risposta alle lettere che ho scritto personalmente al Presidente Victor Yanokovych e al Premier Mykola Azarov ucraino per chiedere un intervento deciso e immediato atto a fermare queste terribili uccisioni.

E noi cosa possiamo fare? Mantenere alta la soglia di sorveglianza della comunità internazionale (e italiana) è uno strumento indispensabile per spingere chi di dovere a mantenere fede agli impegni presi. La pressione internazionale, grazie soprattutto all'impegno di associazioni e volontari e al tam-tam su Internet, ha fatto luce sullo sterminio di massa ucraino che rischiava di passare inosservato nel mainstreaming dei grandi media. Nel corso del ciclo di conferenze che ho organizzato in Italia con  fotoreporter e delegato Oipa Andrea Cisternino e della volontaria ucraina Alina Kostenko per parlare degli orrori ucraini, mi sono convinto ancora di più dell'importante ruolo che tutti noi possiamo giocare in questa battaglia.

Dal canto mio, in Europa, continuerò a fare il massimo affinché quello che sta succedendo in Ucraina cessi prima possibile e non ricapiti mai più

Andrea Zanoni