A fine luglio c’è stata una moria di trote in un’azienda ittica di Roverbasso, nel comune di Codognè, in provincia di Treviso, ben sessanta quintali di pesce, con ovvie e pesanti ripercussioni economiche. I vigili del fuoco all’epoca dei fatti installarono una barriera assorbente all’imbocco del Resteggia, che ‘rifornisce’ l’allevamento, per bloccare l’eventuale fonte di inquinamento. I tecnici dell’Arpav eseguirono dei prelievi a campione nelle vasche dell'allevamento e a monte del fiume, mentre i carabinieri avviarono un’indagine per accertare eventuali responsabilità. Nella stessa zona, a pochi di chilometri di distanza, si era già verificata in passato una situazione analoga, in un allevamento a Tempio di Ormelle, con 60mila trote, circa 300 quintali, morte.

In merito all’episodio di Codognè interrogai la Giunta regionale per verificare le cause di questo e di molti altri casi di moria di pesci nei fiumi, torrenti e canali del Veneto e ora è arrivata la risposta l’Assessore all’Ambiente Bottacin.

Con la risposta mi è stato consegnato un rapporto dell’ARPAV di Treviso con allegati i certificati di analisi dai quali emerge che nelle vasche dell’allevamento delle trote sono state rilevate  quantità di cianuri “compatibili con la morte della fauna ittica”  ben 44 microgrammi litro.

Nella stessa relazione vengono esclusi sversamenti industriali essendo quella una zona agricola priva di industrie e di scarichi, inoltre si legge che a monte del Resteggia non vi era traccia di cianuri.

Tradotto in soldoni è evidente che qualche delinquente ha sversato del cianuro proprio in corrispondenza delle vasche causando la moria delle trote dell’allevamento e di chissà quanti altri pesci della parte a valle del Resteggia. Non solo, con questo sversamento sono stati avvelenati migliaia di metri cubi del corso d’acqua. Mi auguro che le indagini dei Carabinieri portino all’individuazione dei responsabili e che gli stessi vengano mandati a processo.

Andrea Zanoni

 

Pesci morti(1)
Allegato A