“Su cava Campagnole è stato stretto un accordo pubblico-privato in fretta e furia, impedendo ai cittadini e alle associazioni di categoria e sociali di conoscere in modo approfondito i contenuti così come prevede la legge. La cosa ancora più grave è che il Comune di Paese ha sottoscritto l’accordo senza fare il minimo riferimento al fatto che questo sito è interessato da un sequestro di tre lotti di rifiuti pericolosi contenenti amianto da parte della Procura della Repubblica di Venezia, circa 5.000 metri cubi per capirci, ed è oggetto di un contenzioso per stoccaggio illegale di materiali non conformi e incompatibili con l’attività di cava, circa 45.000 metri cubi, con ripetute diffide per il loro asporto”.

La presa di posizione è del consigliere regionale del PD, Andrea Zanoni, che ha presentato alla Giunta un’apposita interrogazione. “Su tutta questa vicenda grava poi una curiosa concomitanza di date: l’atto d'obbligo della ditta Sabbia del Brenta è stato depositato in comune in data 15 maggio 2017, la relazione sulla convenienza economica di ambo le proposte di Canzian e Sabbia Brenta, a firma del dirigente del comune di Paese, porta la data del 15 maggio 2017. Anche la delibera della Giunta comunale di Paese che approva lo schema di accordo da portare in Consiglio comunale e ne riconosce il rilevante interesse pubblico riporta, curiosamente, sempre la data del 15 maggio 2017. Infine la seduta del Consiglio comunale di Paese che approva l’accordo è datata 25 maggio 2017 mentre l’atto notarile è datato 6 giugno 2017. Perciò tutte le procedure formali che normalmente possono durare anche un anno in questo caso risultano essere state espletate dal 15 maggio al 6 giugno 2017, in sole tre settimane, un autentico record, ma non è chiaro tale fretta a cosa sia stata dovuta”.

Il consigliere democratico denuncia inoltre il fatto che “l’accordo, alla data della sua approvazione, non risulterebbe essere conforme ad alcuno dei piani vigenti del comune di Paese PAT, Piano degli interventi, Piano del verde. Questo accordo – aggiunge Zanoni - è stato presentato ai cittadini dall’amministrazione Pietrobon con toni trionfali parlando di ‘polmone verde, area giochi per bambini, zona recintata per sgambatura per cani’.

Purtroppo dietro a tutto ciò viene steso un tappeto rosso ad un nuovo insediamento per il trattamento di rifiuti, un prezzo che i cittadini di Paese non dovrebbero invece pagare perché hanno già dato con 29 cave e 15 discariche. Un accordo, dunque, che sa di beffa perché apre le porte ad un impianto di rifiuti contrastato per anni dai cittadini di Noale e infine bloccato dall’intero Consiglio regionale del Veneto, impianto che adesso si vorrebbe rifilare qui a Paese”

Da ciò Zanoni rivolge una serie di domande alla Giunta Zaia, chiedendo “se considera questo accordo compatibile con la legislazione regionale in vigore in tema di cave, urbanistica, consumo di suolo e rifiuti e con le azioni intraprese dall’autorità giudiziaria”.