“L’Adriatico rischia seriamente di essere svuotato del suo pesce. Un allarme che non può passare ancora inascoltato: Zaia anziché concentrarsi sul Tiramisù, minacciando ricorsi contro il Governo, spenda una parola su questo disastro epocale, che farà più danni al Veneto della mancata paternità di un dessert”. La denuncia è del consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni che “rilancia le preoccupazioni di scienziati e attivisti, riuniti nell’Adriatic Recovery Project, sul sovrasfruttamento ittico”.

“Una situazione denunciata da tempo dall’Unione Europea – spiega il vicepresidente della Commissione Ambiente – e che riguarda il 96% degli stock ittici. Questa attività di pesca selvaggia e sfrenata sta alterando pesantemente gli ecosistemi, producendo anche una profonda crisi nel comparto ittico. Ci sono alcune specie che sono praticamente dimezzate perché non fanno in tempo a riprodursi, come il nasello (calo del 45% tra il 2006 e il 2014), pescato oltre cinque volte la soglia di sostenibilità, mentre per lo scampo tra il 2009 e il 2014 c’è stato un crollo addirittura del 54%. L’Adriatico, dove si concentra gran parte della nostra flotta industriale, sostiene da solo il 50% della pesca italiana, è necessario mettere un freno, adottando le raccomandazioni scientifiche fatte da numerosi organismi internazionali”.

“Tra queste - evidenzia l’esponente dei Democratici - la creazione di ‘Fishery Restricted Areas’ (Fras), ovvero delle aree sottoposte a restrizione delle attività di pesca. Bisogna agire subito per proteggere gli ecosistemi marini vulnerabili. Le Fras sono indispensabili per la protezione degli habitat e delle specie che li abitano, in modo da rispettare l’impegno assunto dall’UE durante la Convenzione sulla diversità biologica, per garantire la conservazione del 10% delle sue zone costiere e marine entro il 2020”.

“Ci sono questioni su cui è doveroso alzare la voce, altro che Tiramisù – conclude Andrea Zanoni - ma è un invito che non riguarda solo la Regione. Occorre pretendere che tutti gli Stati dell’Unione Europea, a cominciare dalla Croazia, finora poco attenta alla questione, adottino misure più stringenti per salvaguardare gli stock ittici, in modo da evitare un disastro annunciato”.