“Le misure di salvaguardia e prevenzione dall’aviaria messe in campo dalla Regione sono davvero efficaci? I nuovi focolai scoperti in provincia di Treviso alimentano più di un dubbio, visto che questo territorio finora era rimasto quasi indenne”. A dirlo è Andrea Zanoni consigliere regionale del Partito Democratico “dopo i due episodi registrati a Riese Pio X con l’abbattimento di 15mila capi tra anatre, faraone e polli e a Fanzolo di Vedelago, dove identica sorte è toccata a circa 12mila galline ovaiole” come spiega in una sua nota l’esponente Dem.

“Dalle notizie di stampa si legge che, considerato l’elevato rischio di infezione per le altre realtà produttive, i provvedimenti sono stati immediati – spiega Zanoni - Tuttavia restano aperte le questioni relative alla prevenzione. A cominciare dal divieto dei richiami vivi delle specie anatidi per le battute di caccia, che il ministero aveva previsto fino al 31 ottobre. Nella nostra regione, visti i numerosi focolai, servirebbero misure più stringenti. Ricordo che gli uccelli abbattuti e incarnierati portatori del virus possono rappresentare uno dei maggiori veicoli della contaminazione: manipolazione, detenzione, trasporto, macellazione e smaltimento degli scarti di volatili potenzialmente infetti sono tutte operazioni a rischio. A fine settembre ho presentato un’interrogazione a risposta scritta in cui chiedevo, fra l’altro, quali misure fossero state adottate in relazione alle disposizioni ministeriali in materia di uso di richiami vivi e quali precauzioni di carattere igienico-sanitarie nell’esercizio della caccia, ma ancora nessuno mi ha risposto. Un altro allarme rimasto inascoltato è quello dei medici veterinari delle aziende Ulss sulla carenza di personale adeguato a contrastare le numerose emergenze che stanno diventando ordinarie: oltre all’aviaria non dimentichiamo il virus del West Nile o la Blue tongue. Anche su questo tema –conclude Zanoni - attendo una risposta dalla Giunta da tre mesi. Nel frattempo però continuiamo a spendere soldi pubblici, oltre due milioni e seicentomila euro, per risarcire gli allevatori. Una cifra destinata a crescere di pari passo con la scoperta di nuovi capi infetti”.