Venezia, 4 dic. 2017   - “In Veneto si continua a sparare troppo anche al di fuori degli orari e dei periodi di caccia. La Regione non può chiudere gli occhi di fronte a questo Far West: oltre 21mila persone autorizzate a impugnare la doppietta anche di notte sono troppe”. A dirlo è il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, commentando la risposta dell’assessore Pan a un’interrogazione a risposta scritta presentata lo scorso agosto a proposito dei cartelli stradali crivellati da proiettili al confine tra i comuni di Lozzo Atestino, in provincia di Padova, e Noventa Vicentina, episodio denunciato anche dall’Enpa alla Procura della Repubblica di Vicenza.  “Il numero delle persone armate è spropositato e i rischi sono evidentemente sottovalutati. Nelle nostre campagne circolano non solo i 45.000 cacciatori nei giorni, luoghi orari e stagione consentiti bensì altri 21.397 soggetti, che spesso sono già cacciatori, autorizzati a sparare anche di notte spesso al di fuori della stagione venatoria oppure in aree dove quest’attività è vietata. Un vero e proprio esercito a carico dei contribuenti, visto che solo per le nutrie sono stati spesi 350mila euro in due anni, 250mila nel 2016 e 100mila nel 2017. E un discorso analogo vale per i cinghiali: ci sono stati figuri incoscienti protagonisti del ripopolamento selvaggio, come avvenuto per il Parco Colli, tanto poi i danni agli agricoltori vengono pagati dalla collettività”. Zanoni ricorda i numeri consegnati dall’assessore Pan nella risposta all’interrogazione: “Ci sono 21.397 soggetti autorizzati a sparare in deroga, 9.031 al cinghiale, 6.670 alla volpe e 5.696 alla nutria. Al primo posto la provincia di Vicenza con 8.148, quindi Verona (5.625), Treviso (3.806), Belluno (2.080), Rovigo (843), Padova (604) e Venezia (291). La Giunta ha deciso di accontentare una piccola minoranza di cacciatori che non vuole limitarsi a sparare solo nella stagione venatoria. Siamo senza una politica seria di gestione del fenomeno, ma con interventi spesso schizofrenici e faccio solo un esempio:  si impegnano risorse per sterminare le volpi, l’unico predatore che in Veneto può limitare la proliferazione delle nutrie, sperperando così denaro pubblico. Inoltre si tratta di pratiche barbare e cruente, come nel caso dei cinghiali, perché sparano senza pietà anche alle mamme che allattano i cuccioli che poi muoiono di inedia o per predazione. Credo che il fenomeno dovrebbe essere valutato seriamente, adottando provvedimenti per ridimensionarlo prima che sia troppo tardi. Mi chiedo se qualcuno ha valutato i rischi di questa attività e se Prefetti e Questori siano a conoscenza dei numeri. Oltre alla pericolosità nei confronti degli animali – insiste l’esponente dem – non bisogna poi sottovalutare i rischi per le persone. Di caccia si muore, in particolare per le battute al cinghiale dove si utilizzano potenti fucili a canna rigata e munizione intera, cioè proiettili veri e propri, che possono tranquillamente uccidere una persona, possibilità che aumentano se si consente a migliaia di persone di sparare anche con il buio. I dati dell’ultima stagione venatoria, così come riportato dall’associazione Vittime della caccia, sono drammatici: da settembre al 29 novembre ci sono state 62 vittime, con 21 morti (7 non cacciatori) e 41 feriti”.


Risposta ad interrogazione .pdf

Soggetti abilitati a sparare in Veneto a Cinghiale Nutria Volpe.docx